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PL
Delay 1993-2013

The only way art lives is through the experience of the observer.
The reality of art begins with the eyes of the beholder, through imagination,
invention and confrontation

Keith Haring

La poetica di Pierluigi Lanzillotta è costellata di paradossi che si intrecciano, mescolando insieme opposti e contrari, figure di senso in continua contrapposizione.
Una interminabile diatriba tra caos e rigore in cui, solo apparentemente, sembra regnare la sregolatezza e poi magicamente, grazie ad una scientifica geometria degli incastri, è l’armonia a dominare.
L’istinto e la ragione si inseguono senza che la vittoria di una sia decretata sulla disfatta dell’altra.
L’inconscio, l’immortalità dell’anima e l’armonia cosmica sono solo una parte della complessità della sua riflessione che si dipana attraverso un’indagine sulla mente umana, dando vita ad un nuovo paradosso dentro al precedente come scatole cinesi: i soggetti delle opere di Lanzillotta infatti sono i prodotti della psiche, analizzata nel suo incessante lavorio, e il rigore della scienza e dell’astronomia.
Una curiosa associazione che costringe lo sguardo a continue impennate, dove l’attenzione corre incessantemente da macro a micromondo.
Un’opera quasi nevrotica dominata dall’urgenza di rappresentare, che descrive minuziosamente ogni dettaglio, insistendo su quei particolari che fanno più paura, sottolineandoli con il colore, l’unico possibile per Lanzillotta: il nero.
Nella dicotomia tra nero e bianco si rivela il suo pensiero, come nello spartito di una sinfonia i tratti di Lanzillotta non sono nulla se non insieme.
La musica, la scienza matematica per antonomasia, è un altro elemento che caratterizza i suoi lavori sin dall’inizio, i ritmi sincopati intervallati dalle pause e dalla pace della sinuosità rendono i suoi disegni delle vere e proprie partiture dell’anima.
Anche il titolo di questa personale, Delay, è un omaggio alla musica, e ancora più nello specifico a quegli strumenti che l’uomo ha costruito per poter beffare la natura, imitarla e riprodurla.
Ed eccoci di nuovo davanti ad un’altra antinomia, quella dell’uomo che si arrende alla natura, un altro tema fondamentale nell’indagine di Lanzillotta. Un tema che riporta al passato svelando le radici che sono proprie dell’artista modenese, adepto di china e grafite, da sempre simboli per antonomasia del disegno. I classici non lo abbandonano nemmeno nei titoli delle sue opere, basti pensare al sempiterno Sogno di Scipione o al freudiano La disgregazione dell’ego che rimandano immediatamente alla tradizione.
Un ponte tra passato e presente il lavoro di Lanzillotta, per un verso ancorato all’antico e alla tradizione e per l’altro proiettato in una visione così moderna da essere già immersa nel futuro, una poetica poliedrica e tortuosa che si articola riuscendo a trattare temi importanti e di spessore con un approccio allegro, senza però essere farsesco.
Con uno sguardo al graffitismo americano degli anni ottanta, una mano decisa e un’analisi dei regni della natura e degli elementi, Lanzillotta riesce a tracciare un ritratto veritiero della dispersione dell’uomo contemporaneo, desideroso di costruirsi una vita ex novo, ma impossibilitato a farlo, trascinato dalle zavorre del suo ego, pubblico e privato.

Maria Letizia Tega